{"id":194,"date":"2013-08-03T08:43:12","date_gmt":"2013-08-03T08:43:12","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.publycom.it\/?p=194"},"modified":"2015-02-09T18:04:59","modified_gmt":"2015-02-09T18:04:59","slug":"il-testo-integrale-dellomelia-dellarcivescovo-del","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.publycom.it\/?p=194","title":{"rendered":"Il testo integrale dell&#8217;omelia dell&#8217;Arcivescovo del 1 agosto"},"content":{"rendered":"<p>Anch&#8217;io, oggi, 1 agosto, rileggo volentieri la lettera scritta da Eusebio dall&#8217;esilio di Scitopoli essa\u00a0 nella sua parte conclusiva, va ad incrociare\u00a0 il titolo della lettera enciclica di papa Francesco: &#8220;<i>Custodiatis fidem&#8221;<\/i>, custodite <i>lumen fidei.<\/i><\/p>\n<p>Per questo non intendo proporre una riflessione secondo lo stile omiletico;\u00a0 vorrei, invece entrare in dialogo con Eusebio, nel tono di un&#8217;intervista, per conoscere il suo pensiero, attuale anche per noi\u00a0 sul grande tema della fede, nell&#8217;anno ad esso dedicato. Fu papa Benedetto a indire questo tempo di grazia per tutti credenti in Cristo<\/p>\n<p>In particolare vorrei rivolgere ad Eusebio alcune domande.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>1. La prima: <i>Che cosa hai trovato quando, nel dicembre del 345,hai lasciato la via Aurelia e sei approdato, sulla diligenza imperiale, nella verde pianura padana ?<\/i><\/p>\n<p><i> <\/i><\/p>\n<p>Nel nord Italia, tra i primi secoli delle persecuzioni e la nuova stagione delle libert\u00e0 costantiniane, la presenza cristiana era minoritaria; si aggirava attorno al 10%. Il contesto storico era attraversato da venti diversi: nei centri urbani erano vigorosi i culti pagani di Roma; pare che la stessa citt\u00e0 di Vercelli fosse dedicata alle divinit\u00e0 pagane. La capitale dell&#8217;impero aveva portato nel mondo il suo complesso di superiorit\u00e0: <i>&#8220;Roma nihil in orbe maius&#8221;. <\/i><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma la condizione sociale e culturale smentiva quell&#8217;immagine di grandezza. Da una parte era forte il mito della potenza latina; dall&#8217;altra la societ\u00e0 romana mostrava il suo volto feroce e violento che schiavizzava i deboli: sopratutto la donna, i bambini orfani, gli anziani, i malati. I due mali pi\u00f9 gravi erano l&#8217;esposizione delle bambine e il ripudio per qualsiasi motivo. Solo nel 374, tre anni dopo la morte di Eusebio, sotto l&#8217;imperatore Valentiniano, i Cristiani ottennero per legge il divieto\u00a0 di eliminare i bambini.<\/p>\n<p>La presenza cristiana, lievito di nuova storia, come sovente accade,\u00a0 era animata da grande impegno; i martiri dei primi secoli erano testimoni coraggiosi. Eusebio e\u00a0 altri Padri chiamavano i Cristiani che si radunavano attorno ai loro martiri &#8220;comunit\u00e0 dei santi&#8221;.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma pure tali comunit\u00e0 erano aggredite dal vento dell&#8217;eresia ariana. Anche Eusebio ne sent\u00ec parlare quando era ancora lettore a Roma. Il grande storico dell&#8217;antichit\u00e0, il gesuita Jean Dani\u00e9lou, scrive che Ario, &#8220;il prete di Alessandria d&#8217;Egitto, dai costumi austeri, raffinato e orgoglioso, era dominato da un&#8217;ossessione: salvaguardare, in seno alla Trinit\u00e0, l&#8217;originalit\u00e0 assoluta e i privilegi del Padre&#8230;il solo vero Dio&#8221;.<\/p>\n<p>Ario afferm\u00f2 che il Figlio di Dio, nato da Maria era solo una creatura, un uomo, adottato da Dio come figlio. Il Vescovo di Alessandria intu\u00ec che Ario distruggeva il cristianesimo, lo minava alla radice: se Ges\u00f9\u00a0 Cristo non \u00e8 Dio, il cristianesimo perde il suo centro.\u00a0 E cos\u00ec l&#8217;eresia del prete di Alessandria si diffuse rapidamente, portato tra il popolo con il vento favorevole di un&#8217;operetta, <i>Thalia<\/i> (banchetto), canticchiata per le vie della citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 cristiana, per\u00f2, non era solo insidiata dall&#8217;eresia; essa veniva compromessa\u00a0 nella vita pratica di molti cristiani. Accanto a credenti autentici e fervorosi c&#8217;erano dei cristiani inquinati da una mentalit\u00e0 pagana: come oggi, cristiani di nome, atei di fatto. La ricerca del piacere, una sorta di edonismo, vinceva su una vita cristiana modellata sulla drammatica immagine di un Dio crocifisso. Era insomma difficile la fede in un Dio sconfitto sulla croce. Grandi padri, di poco posteriori ad Eusebio, come Agostino e Giovanni Crisostomo non mancavano di richiamare con severit\u00e0 i cristiani di nome e pagani di fatto.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>2. Una seconda domanda vorrei rivolgere ad Eusebio:<i> Quali sono i tratti salienti della tua esperienza di fede?<\/i><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un punto luce nell&#8217;esperienza di fede di Eusebio, storicamente importante: il concilio di Nicea. Iniziato il 30 maggio del 325 con un intervento di Costantino, invitava i trecento vescovi convenuti, a ricomporre i dissensi nella pace. La preoccupazione di Costantino era una fede strumento di unit\u00e0. Il concilio afferm\u00f2 la centralit\u00e0 di Cristo, vero Dio e vero uomo. Pertanto la fede di Eusebio \u00e8 chiaramente cristocentrica, in sintonia con la parola di Dio.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Anche Eusebio sembra fare eco a Paolo apostolo nella 2a lettera a Timoteo: &#8220;Carissimo, ricordati che Ges\u00f9 della stirpe di Davide \u00e8 risuscitato dai morti secondo il mio vangelo&#8221; (2Tim 2-8). Il cuore della fede cristiana \u00e8 la risurrezione di Ges\u00f9. Per questo, Paolo ha ragione di trasmettere la grande speranza: &#8220;Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo&#8221; (2Tim 2,12). La vittoria di Ges\u00f9 sulla morte, la risurrezione, \u00e8 il natale della nuova umanit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma il potere politico, al tempo dei primi cristiani contemporanei di Pietro, e come nel tempo di Eusebio, ricorre alla stessa arma per demolire la luminosa verit\u00e0 della fede: l&#8217;imposizione dell&#8217;eresia con le armi della violenza e la condanna all&#8217;emarginazione dell&#8217;esilio. Il Vangelo entra sempre in conflitto con la prepotenza dell&#8217;errore.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Anche Paolo \u00e8 di una chiarezza solare: &#8220;Io soffro fino a portare le catene, come un malfattore; ma la parola di Dio non \u00e8 incatenata&#8221; (2Tim 2,9).<\/p>\n<p>Secondo gli Atti, il potere vorrebbe imporre il silenzio al Vangelo: &#8220;Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare pi\u00f9 nel nome di costui&#8221; (Atti 5,27), dice Pietro. Ma la fedelt\u00e0 a Dio ha un prezzo: per gli apostoli, la condanna a morte; per Eusebio, la condanna all&#8217;esilio. La fede annunciata, vissuta e testimoniata, non \u00e8 mai a basso prezzo. E&#8217; sovente insanguinata.<\/p>\n<p>Non ci sono stagioni che registrano applausi per i discepoli del Risorto. La testimonianza di Eusebio non incontra la violenza del martirio come nei tempi di persecuzione; il potere \u00e8 violento anche nel secolo delle libert\u00e0 costantiniane. Sotto il decreto di condanna di Eusebio, al concilio di Milano, c&#8217;\u00e8 la firma di un imperatore, schiavo della dottrina di Ario. Ma il vescovo di Vercelli aveva capito la grande lezione di Pietro: &#8220;Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini&#8221;(Atti 5,29),anche a costo della vita. La fede \u00e8 sempre un&#8217;obbedienza.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La fedelt\u00e0 a Cristo\u00a0 di Eusebio diventa pure testimonianza di un pastore modellato sul &#8220;bel pastore&#8221;, Ges\u00f9, che s&#8217; incontra al\u00a0 c. 10 di Giovanni.<\/p>\n<p>Nel IV secolo, Eusebio non spicca come un brillante teologo alla pari di altri padri di poco posteriori; egli primeggia come pastore buono, preoccupato di spezzare il pane della Parola, con la cura di formare i presbiteri del\u00a0 <i>cenobio<\/i> per portare il Vangelo nei centri urbani e nelle campagne. La fede di Eusebio si esprime pertanto attraverso una presenza assidua e mite, capace di comunicazione efficace della parola di Dio.<\/p>\n<p>Lo stile non \u00e8 quello del vescovo Massimo di Torino, che non mancava di trasmettere il Vangelo con sferzante ironia. Non \u00e8 la violenza aggressiva di altri vescovi contro i culti pagani, bens\u00ec lo stile modellato su Ges\u00f9, il pastore buono, con l&#8217;arte di persuadere, con una parola convincente e paziente.<\/p>\n<p>Questo tratto del pastore\u00a0 appare anche durante il rude esilio di Scitopoli e diventa parola persuasiva durante i lunghi viaggi di andata e ritorno dall&#8217;esilio. Risalendo l&#8217;Italia, verso le comunit\u00e0 pedemontane, Eusebio veniva salutato con gioia dalle comunit\u00e0 cristiane, che il vescovo incoraggiava amabilmente. Il ritorno dei vescovi nelle loro citt\u00e0 era di grande incoraggiamento per i cristiani. Ne \u00e8 testimone san Girolamo:&#8221;<i>Ad reditum<\/i> <i>Eusebii&#8230;<\/i> al ritorno di Eusebio, l&#8217;Italia mut\u00f2 le vesti del lutto&#8221;.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Eusebio non manc\u00f2 di curare il suo gregge anche durante l&#8217;esilio: non senza l&#8217;apostolato della penna. Anche Eusebio poteva ben ripetere come Ges\u00f9: &#8220;Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me&#8230;e offro la vita per le pecore&#8221; (Gv 10). Pertanto,\u00a0 la rudezza dell&#8217;esilio e la testimonianza di una vita totalmente donata, fanno del proto-vescovo di Vercelli un testimone riconosciuto come martire.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>3. Una terza ed ultima domanda vorrei porre: <i>Che cosa direbbe, oggi, Eusebio ai Vercellesi nell&#8217;anno della fede? <\/i><\/p>\n<p><i> <\/i><\/p>\n<p>Nello scritto dall&#8217;esilio dice: <i>&#8220;Vi scongiuro: custodite la fede con la massima vigilanza; conservate la pace tra voi, pregate e ricordateci sempre&#8230;Il Signore si degni di liberare la sua Chiesa che soffre su tutta la terra&#8221;.<\/i><\/p>\n<p>La Chiesa, dunque, naviga a vista sul mare agitato di una persecuzione violenta. La sapienza del pastore mira a salvare la fede;\u00a0 questa \u00e8 la questione fondamentale che decide la direzione dell&#8217;esistenza. L&#8217;imperativo \u00e8 chiaro: custodite la fede.<\/p>\n<p>E il custodire la fede significa non lasciarla inquinare dal &#8220;paganesimo sottile&#8221; di una diffusa visione mondana della vita.<\/p>\n<p>Custodire la fede significa conservarne la buona salute con il vigore della concretezza. La schizofrenia tra fede e vita indebolisce la fede e falsifica la vita. C&#8217;\u00e8 una sintonia sorprendente tra la lettera scritta\u00a0 da papa\u00a0 Francesco e quella di Eusebio. Due lettere encicliche: per la Chiesa universale\u00a0 la\u00a0 lettera del successore di Pietro; per la Chiesa di Vercelli, quella scritta da Scitopoli; ambedue scritte in tempo di crisi, &#8220;nel tempo della prova&#8221; fa sapere Eusebio.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Anche il nostro, \u00e8 un grave tempo di crisi: economica ed etica. I nembi minacciano tempesta;\u00a0 ma coloro che sono provati &#8220;devono rialzare la testa&#8221; scrive Eusebio; la fede \u00e8\u00a0 luce per illuminare\u00a0 la vita e la storia, dice\u00a0 papa Francesco. La crisi del nostro tempo sta sotto gli occhi di tutti, anche se non tutti hanno una visione oggettiva dei primati in negativo che affliggono il nostro territorio. I segnali di fragilit\u00e0 sono tangibili su fronti diversi: quello dell&#8217;invecchiamento demografico, della propensione nostrana alla capitalizzazione che non reinveste a vantaggio della collettivit\u00e0; della disoccupazione, passata sul nostro territorio dal 6,3% nel 2011 all&#8217;11,1% nel 2013.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Forse qualcuno,\u00a0 di fronte a questo sguardo nel sociale, potrebbe chiedersi: che c&#8217;entra la fede con il disagio economico delle nostre famiglie e del nostro territorio?<\/p>\n<p>Per la <i>Lumen Fidei <\/i>di papa Francesco, la fede \u00e8 la luce per abitare la storia, senza pessimismo o fatalismo. La fede fa luce sopratutto sulla vocazione e missione dei laici cristiani, attribuendo a ciascuno una precisa responsabilit\u00e0 di cittadino e di politico, di fronte alle ingiustizie di chi ha troppo e di chi ha troppo poco.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La fede chiede, senza alibi, di essere coniugata con la <i>giustizia<\/i>. Attenzione alla scorciatoia tra fede e carit\u00e0: la giustizia non pu\u00f2 essere censurata. Tra la fede e la speranza c&#8217;\u00e8 la giustizia, che non \u00e8 una virt\u00f9 quaresimale, come \u00e8 sovente la carit\u00e0 vissuta come assistenza; \u00e8 una virt\u00f9 feriale, che sa affrontare le cause, le radici delle crisi che hanno costruito strutture ingiuste.<\/p>\n<p>Mi ha colpito non poco l&#8217;ascoltare, in modo documentato, le ingiustizie che riguardano non la geografia del &#8220;paese Italia&#8221;, ma quella del nostro territorio: come i comportamenti impropri di cristiani sul lavoro e nella vita pubblica, come i favoritismi, i doppi impieghi, i guadagni non limpidi, le consulenze esterne che costano alla collettivit\u00e0. Questa diagnosi che ci affligge, chiede un serio esame di coscienza, personale e comunitario; impone soprattutto ai cristiani stili alternativi di vita, all&#8217;insegna della sobriet\u00e0 e della solidariet\u00e0. L&#8217;urgenza di cambiamento di rotta della vita sociale non \u00e8 richiesta dalla gravit\u00e0 della crisi, ma imposta dal precetto evangelico della giustizia. In nome del 7\u00b0 comandamento.<\/p>\n<p>La vocazione dei laici, pertanto, non si esaurisce in una ministerialit\u00e0 intra-ecclesiale; il Concilio ne specifica l&#8217;indole secolare, che \u00e8 il portare <i>lumen<\/i> nella zone tenebrose del mondo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><i>&#8220;Conservate la fede&#8221;<\/i> ci ripete con passione Eusebio: quella fede che dona luce, bellezza e speranza alla vita; quella fede che trova il suo centro nella domenica , la pasqua del Signore, non calpestata sulla soglia dei super-mercati aperti, quella fede che ritrova vigore nelle nostre famiglie riaggregate nel riposo, dall&#8217;Eucaristia e dalla preghiera.<\/p>\n<p>Ce lo chiede Eusebio con parole precise: <i>&#8220;Vos peto&#8230;vi chiedo di conservare la fede, la concordia, radicati nella preghiera&#8221; <\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>P. 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