{"id":3939,"date":"2013-02-08T09:14:32","date_gmt":"2013-02-08T09:14:32","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.publycom.it\/?p=3939"},"modified":"2015-02-09T22:46:14","modified_gmt":"2015-02-09T22:46:14","slug":"da-oggi-vercelli-e-la-capitale-della-pop-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/demo.publycom.it\/?p=3939","title":{"rendered":"Da oggi Vercelli \u00e8 la capitale della Pop Art"},"content":{"rendered":"<p>La grande attesa \u00e8 finita. Dopo la presentazione riservata ai giornalisti avvenuta stamattina, ora si attende solo il fatidico taglio del nastro in programma questa sera alle 18: la\u00a0<span>mostra<span class=\"Apple\"> <\/span><\/span><i>Gli anni Sessanta nelle Collezioni Guggenheim. Oltre l\u2019Informale, verso la Pop Art<span class=\"Apple\"> <\/span><\/i>\u00e8 ora realt\u00e0 e<i> <\/i><span>sar\u00e0 ospitata nello spazio Arca di Vercelli dal 9 febbraio al 12 maggio 2013.<\/span><\/p>\n<p>Promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim, giunge al suo sesto appuntamento il fortunato ciclo espositivo ideato e curato da Luca Massimo Barbero per il Comune di Vercelli.<\/p>\n<p><span>Dopo l\u2019esposizione dedicata lo scorso anno a Mir\u00f3, Mondrian e Calder, quest\u2019anno approdano nella citt\u00e0 piemontese oltre 50 capolavori dell\u2019arte europea e americana degli anni Sessanta del Novecento, dei protagonisti indiscussi di questa straordinaria stagione, come Robert Rauschenberg, Jean Dubuffet, Cy Twombly, Frank Stella e Andy Warhol, padre della Pop Art, presente in mostra con la celebre serie<span class=\"Apple\"> <\/span><\/span><i>Fiori (Flowers)<\/i><span><span class=\"Apple\"> <\/span>del 1964. 13 lavori provengono dalla Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, recentemente acquisita dalla Collezione Peggy Guggenheim, e saranno presentati qui per la prima volta al di fuori del museo veneziano.<\/span><\/p>\n<p><span>La mostra illustra al grande pubblico il panorama artistico degli anni Sessanta quale fondamentale momento di svolta della cultura artistica occidentale, attraverso il confronto tra la scena creativa statunitense e quella europea. Un dialogo transoceanico tra capolavori assoluti, reso possibile dalla ricchezza delle Collezioni Guggenheim di Venezia e New York, che nell\u2019individuazione di parallelismi e scambi permette di cogliere la maturazione di una nuova dimensione della cultura visiva.<\/span><\/p>\n<p><span>Il 1964 \u00e8 l\u2019anno del trionfo della Pop Art americana alla Biennale di Venezia, che vede assegnare a Robert Rauschenberg il Gran Premio per la Pittura, spostando definitivamente il fulcro del sistema artistico da Parigi a New York. Non \u00e8 passato nemmeno un anno dall&#8217;assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas, il sogno americano si \u00e8 appena infranto e le opere di Rauschenberg, con una freschezza inaudita, testimoniano l&#8217;inizio di un mondo dove i media e la comunicazione rivestiranno un ruolo sempre pi\u00f9 cruciale, influenzando tutto, dall&#8217;arte alla letteratura, al cinema. In quel giugno del 1964, il riconoscimento unanime che decreta il suo successo crea un grande scalpore, e per la prima volta l&#8217;arte europea perde il proprio predominio culturale sugli Stati Uniti.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Questo passaggio cruciale viene presentato in mostra attraverso i differenti indirizzi via via assunti dalla ricerca artistica, divisa tra la riduzione pittorica tramite l\u2019impiego di monocromia e nuove valenze oggettuali e strutturali da una parte, e l\u2019evoluzione della figurazione in un\u2019arte fatta di icone originali e linguaggi medializzati dall\u2019altra. Il monocromo e la nuova figura tratta da un immaginario popolare e quotidiano cos\u00ec come le sperimentazioni pittoriche di natura sintetica, quasi concettuale, diventano le polarit\u00e0 in cui si muovono sia la ricerca americana che quella europea, in una sorta di complessa convivenza. La mostra si sviluppa mettendo a confronto tre momenti fondamentali che ben raccontano l\u2019arte di questi anni. Il primo \u00e8 rappresentato da una situazione di superamento dell\u2019arte informale verso nuovi segni e spazi, in cui materia e linguaggio divengono luoghi di una inedita sperimentazione: qui si confrontano artisti come Dubuffet, Antoni Tapies, Twombly e Mark Tobey. In parallelo a questa situazione, \u00e8 presentata l\u2019ipotesi di riduzione espressiva rappresentata dalle nuove indagini monocrome e spaziali, fondata sulla rarefazione compositiva, il raffreddamento emotivo, la ridefinizione della pittura nella sua stessa dimensionalit\u00e0 (ad esempio nell\u2019impiego delle<i>shaped canvas<\/i>, tele sagomate), ed espressa da autori come Fontana, Enrico Castellani, Stella, Kenneth Noland, Morris Louis, Agnes Martin e Bice Lazzari. Il momento culminante della mostra \u00e8 infine rappresentato dalla rivoluzione iconica e mediatica che porta a maturazione la nuova figurazione Pop, fondata sulla reinterpretazione e dissacrazione della tradizione visiva secondo le coordinate della comunicazione contemporanea: espressa da tendenze quali la Pop Art, e rappresentata da autori come Jasper Johns, Rauschenberg, Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e Warhol.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra &#8220;Gli anni Sessanta nelle Collezioni Guggenheim. Oltre l\u2019Informale, verso la Pop Art&#8221; \u00e8 stata presentata ai giornalisti. 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